Ricordo la prima volta che misi su i Little Dragon e non provai assolutamente nulla. Mi sembravano troppo strani, troppo lontani da tutto ciò che ascoltavo allora e da ciò che chiedevo alla musica. A quel tempo vivevo più vicino ai mondi del gruppo polacco dal nome geniale Kombajn do Zbierania Kur po Wioskach e dei Modest Mouse. La musica doveva offrirmi un appiglio più evidente e non poteva lasciarmi sospeso.
Sono passati quasi due decenni e qualcosa si è rovesciato in un modo che allora non avrei mai potuto prevedere. Oggi i Little Dragon mi raggiungono esattamente là dove un tempo non riuscivo nemmeno ad afferrarli. Forse è stato il tempo, forse l'esperienza, o forse ho semplicemente imparato ad ascoltare cose che non cercano di piacere e rifiutano di guidarti fin dai primi secondi.
La voce di Yukimi Nagano è morbida, a tratti sospesa tra presenza e assenza, eppure capace di una vicinanza e di un'intimità sorprendenti. Le melodie si rifiutano di andare dove te le aspetti. Svoltano di lato a metà frase, come per controllare che tu stia ancora ascoltando. Quella diversità che un tempo mi respingeva oggi mi sembra una delle qualità più sincere nel vasto campo chiamato pop alternativo.
Questa musica non vuole convincerti. Esiste secondo le proprie regole. Forse è per questo che alla fine mi ha trovato.
Costruire un suono lontano dal centro
I Little Dragon si sono formati a Göteborg nella seconda metà degli anni Novanta, ma hanno trascorso anni ai margini del mainstream, sviluppando con pazienza un linguaggio proprio invece di adattarsi al mercato o alle tendenze passeggere. L'album d'esordio è arrivato solo nel 2007 e già allora chiariva che questo progetto non avrebbe preso scorciatoie né offerto ogni cosa nella forma più semplice possibile.
Il nome viene dall'infanzia di Nagano. Le sue improvvise esplosioni emotive spingevano gli altri a paragonarla a un piccolo drago. Visto da oggi, sembra quasi un preavviso della tensione presente nella musica, dove sotto una superficie calma si nasconde spesso qualcosa di inquietante e difficile da trattenere.
Invece di affidarsi a un unico successo decisivo, il gruppo ha costruito la propria posizione con anni di lavoro e collaborazioni con artisti come Gorillaz, SBTRKT e Kaytranada. Per molti ascoltatori, i Little Dragon sono apparsi dapprima come l'elemento mancante nei mondi altrui, prima che il loro venisse scoperto fino in fondo.
Ogni album racconta più un'evoluzione che una rivoluzione. Ritual Union somiglia a una conversazione notturna che si trascina fino all'alba. Nabuma Rubberband svolta verso un soul più morbido. New Me, Same Us suona come un'accettazione consapevole della propria identità e il rifiuto di doversi definire ancora una volta.
Forse è questo che oggi mi trattiene. In un mondo in cui tutto deve essere immediato, orecchiabile e obbediente agli algoritmi, i Little Dragon lavorano fuori da quel ritmo e non sentono alcun bisogno di raggiungerlo.
Un tempo pensavo che fossero troppo strani. Ora mi sembra che fossi io a non essere ancora pronto per ascoltarli.













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