Ci sono gruppi la cui musica suona come una conversazione a mezza voce in cucina alle due di notte. Non servono batterie da stadio o sintetizzatori grandi come frigoriferi. Bastano due chitarre, due voci e qualcosa che non si può programmare: l'amicizia. Comincia così la storia dei Kings of Convenience, il duo di Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe, due ragazzi di Bergen, in Norvegia.
Bergen, città della malinconia
Bergen è un luogo particolare, la seconda città più grande della Norvegia con un'atmosfera da fine del mondo: fiordi, montagne, un porto e pioggia per più di duecento giorni all'anno. In simili condizioni le persone di solito fanno una di due cose, restano a casa oppure mettono su un gruppo.
Da lì è uscito un numero sorprendente di progetti importanti, tra cui Röyksopp, Kakkmaddafakka, Datarock e, più tardi, Kygo. All'inizio degli anni Duemila si cominciò perfino a parlare di una "Bergen Wave", una scena che esportava dalla Norvegia pop intelligente e indie. I Kings of Convenience ne erano la presenza più silenziosa.
Due ragazzi della stessa classe
Øye e Bøe si conobbero a scuola, a Bergen. La loro prima canzone insieme non fu una delicata ballata folk, ma un rap su un insegnante. Le chitarre e le ambizioni più serie arrivarono dopo. Per prima cosa formarono un gruppo scolastico chiamato Skog, che significa foresta, ma si sciolse in fretta. Invece di separarsi, ci riprovarono come duo.
Il nome Kings of Convenience è garbatamente ironico, come se ammettessero che la semplicità di due chitarre e due voci fosse più adatta a loro di uno spettacolare show rock.
Il silenzio come manifesto
Nel 2001 pubblicarono Quiet Is the New Loud. Quando l'indie era rumoroso ed elettrico, loro decisero di suonare più piano: armonie a due voci, chitarre acustiche e minimalismo. I critici, inevitabilmente, ci sentirono Simon & Garfunkel. Ken Nelson, noto per il lavoro con i Coldplay, produsse il disco, ma il risultato fu completamente diverso. Quelle canzoni somigliavano più a conversazioni che a esibizioni.
Paradossalmente, il silenzio divenne la firma del duo. Ai loro concerti il pubblico può essere così attento da far sentire il respiro della persona accanto. È quasi il contrario del solito concerto indie.
Un introverso e un viaggiatore
I due musicisti sono quasi agli antipodi. Eirik Glambek Bøe è più schivo, ha studiato psicologia all'Università di Bergen ed è rimasto molto legato alla città. Quella sensibilità psicologica affiora nei suoi testi, che alle grandi dichiarazioni d'amore preferiscono osservazioni sottili sulle relazioni.
Erlend Øye è un DJ, produttore e viaggiatore cosmopolita. Ha vissuto a Berlino, Barcellona, Bologna e in Sicilia, ha creato i The Whitest Boy Alive e ha prodotto gruppi più giovani di Bergen, tra cui Hest dei Kakkmaddafakka. La scena locale si comporta come una piccola famiglia. Eirik somiglia a un autunno norvegese. Erlend somiglia a un aeroporto. Da qualche parte tra loro nascono le canzoni.
Un silenzio che ha resistito
Dopo il successo di Quiet Is the New Loud e Riot on an Empty Street, il duo scomparve a lungo. Nessun conflitto drammatico. Semplicemente, ognuno seguì una strada diversa. Sfiniti dalle tournée intense, avevano pensato di chiudere il progetto perfino dopo il debutto.
I Kings of Convenience non si sono mai davvero sciolti. Lavoravano con i propri tempi. Quando nel 2021 è arrivato Peace or Love, la musica suonava esattamente come prima, quasi fosse stata registrata nella stanza accanto e non in uno studio. Forse è per questo che ha resistito. In un mondo che grida sempre più spesso, loro hanno avuto fin dall'inizio il coraggio di parlare più piano.













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