Alcuni dischi suonano fin dai primi secondi come album elettronici realizzati magnificamente. Altri suggeriscono subito che sta per accadere qualcosa di più. Trialog, del duo viennese HVOB, appartiene decisamente alla seconda categoria. Nel giro di pochi minuti diventa chiaro che ritmo, produzione e funzionalità da club sono soltanto una parte della storia. La musica costruisce un mondo proprio e invita chi ascolta a entrare, un mondo lento, concentrato e inaspettatamente emotivo.
Anna Müller e Paul Wallner lavorano insieme dall'inizio degli anni Dieci. Il loro suono nasce dalla scena elettronica viennese, ma non si lascia rinchiudere in un'unica categoria: si muove tra techno melodica e deep house, con la voce sussurrata di Müller che si comporta come un altro strumento invece che come una linea vocale tradizionale. Fin dall'inizio gli HVOB suonano dal vivo. Non si limitano a riprodurre set già pronti, ma fanno nascere la musica nella sala, con un batterista e il controllo manuale di ogni elemento. Quel dettaglio spiega il respiro organico che manca a tanta produzione elettronica.
Il loro debutto del 2013 ricevette ottime recensioni e attirò l'attenzione. Trialog, pubblicato da Stil vor Talent nell'aprile del 2015, fu un autentico passo avanti, e non soltanto sul piano musicale.
Tre voci, un progetto
Un trialogo è una conversazione tra tre parti. Gli HVOB invitarono l'artista visivo austriaco Clemens Wolf e il collettivo di VJ Lichterloh a porsi una domanda comune. E se un album fosse contemporaneamente musica, installazione artistica ed esperienza visiva? Non era marketing, né un video aggiunto a cose fatte, ma un progetto concepito fin dall'inizio come tre voci di pari importanza.
Dieci processi fisici ne formano l'asse: mescolare, fondere, ossidare, implodere, bruciare e altri ancora. Ognuno diventa il tema di un brano, di un'opera di Wolf e di una serie di immagini create da Lichterloh. Suono, immagine e installazione materiale descrivono lo stesso processo in modi distinti. Ascoltare Trialog significa quindi ascoltare qualcosa che non è mai stato pensato come un semplice album.
Window, per esempio, ruota attorno al mescolare. Nell'introduzione entrano suoni registrati dell'atto di rimestare, il testo affronta lo stesso gesto e il video mostra colori che si fondono. Tre narrazioni, un solo tema. Non è concettualismo fine a se stesso, ma un'idea semplice portata fino in fondo con disciplina.
La pazienza in forma elettronica
Musicalmente, Trialog potrebbe trovarsi all'incrocio tra i Radiohead del periodo di Kid A e l'estetica dei Purity Ring, ma immerso più a fondo nell'elettronica da club. Il brano d'apertura, Azrael, trascorre diversi minuti lavorando praticamente con un solo suono e il silenzio prima di introdurre un secondo elemento. È una lezione di pazienza che oggi quasi nessuno osa più impartire.
I brani costruiscono una curva drammatica delicata: da un inizio introverso, attraverso un'intensificazione al centro, fino a un finale malinconico che sembra schiarirsi lentamente.
Soprattutto, l'album funziona in contesti diversi: in pista, in automobile, in cuffia alle due di notte. I primi articoli in inglese sul disco usarono concetti equivalenti all'atemporalità e all'assenza di un luogo preciso. Questa musica non è ostaggio di una sola situazione.
Oltre lo studio
Il progetto continuò a vivere in tournée attraverso Europa, America del Nord e Centrale, Africa e Asia. Ogni concerto fu un'esperienza audiovisiva, con Lichterloh e Wolf parte dello spettacolo, non semplice sfondo. Il pubblico ascoltava i brani mentre osservava la loro indagine visiva svilupparsi in tempo reale.
Gli HVOB restano relativamente poco conosciuti in Polonia. Trialog è un punto d'ingresso ideale e un buon motivo per considerare la musica elettronica una forma d'arte completa, non soltanto un suono per ballare. Qualcuno aveva qualcosa da dire e lo ha detto con tre voci contemporaneamente.
Per me, questo è uno degli album più importanti in assoluto, punto. Ci torno da anni e ogni volta suona un po' diverso, come se crescesse insieme a chi lo ascolta. Conosco molti dischi elettronici eccellenti. Pochissimi hanno tanto spazio emotivo, tanta concentrazione e tanta eleganza nel costruire la tensione.
Questa musica non grida e non cerca di impressionare. Invita a fermarsi e ad ascoltare con più attenzione. In un mondo elettronico così spesso costruito per la velocità di un singolo momento in pista, Trialog raggiunge qualcosa di molto più raro: intimità, concetto e atemporalità nello stesso istante.













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