Camminare incontro alla tempesta
Il protagonista non è felice, ma non tenta neppure di fuggire. Fin dai primi versi, tutto sembra già deciso: l'insonnia, il freddo, le strane immagini che arrivano di notte e la donna attorno alla quale ruota l'intera storia. La domanda più importante non è se verrà ferito. Sa che accadrà. Si chiede soltanto quando.
È per questo che Blood Like Wine non assomiglia a una canzone convenzionale sull'amore infelice. È più vicina al momento in cui qualcuno vede avvicinarsi una tempesta e, invece di chiudere le finestre, esce per andarle incontro.
L'eleganza dei Balthazar
I Balthazar si sono sempre distinti nel raccontare storie emotive senza gesti teatrali. Qui non ci sono esplosioni di chitarra né grida disperate. Bastano un ritmo pulsante, un basso meravigliosamente mobile e una voce che suona quasi indifferente. Proprio quell'indifferenza fa arrivare ogni parola con più forza.
La musica si muove lentamente, come qualcuno che attraversa una città vuota di notte dopo diversi bicchieri di vino. Tutto sembra calmo, mentre qualcosa sotto la superficie si rifiuta di trovare pace. I Balthazar conoscono da tempo questo tipo di tensione. Una canzone può suonare leggera e trasportare cose che leggere non sono affatto.
Un brindisi alla notte
Negli ultimi minuti, la canzone smette di appartenere a una sola persona e diventa un inno notturno. L'invito ripetuto ad alzare un bicchiere alla notte e a tutti i suoi umori suona come un brindisi a ciò che non si può controllare: il desiderio, il caso e le persone incontrate esattamente nel momento sbagliato.
È per questo che Blood Like Wine è invecchiata così bene. Non parla di una donna o di una relazione in particolare. Parla di una fascinazione più forte del giudizio, dell'occasione in cui ogni bandiera rossa è perfettamente visibile e qualcuno continua comunque. Quasi tutti abbiamo assaggiato quel vino almeno una volta.













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